Dario Zaffaroni
BIBLIOGRAFIA
1976
Presentazione di Dadamaino a Dario Zaffaroni

Dadamaino per la Personale di Dario Zaffaroni, A.A.L. Legnano - (1973)

E’ impossibile analizzare l’attività artistica di Dario Zaffaroni prescindendo dalla sua provenienza tecno-formativa del design. Ed infatti Dario Zaffaroni indirizza la sua attività artistica verso l’ambito della ricerca sulla percezione visiva del colore e come uomo che fa dell’arte partecipa anche a dei collettivi che progettano ambienti e strutture atte a dimostrare l’alienazione ecologico-esistenziale nelle città e campagne (progetto “Environnement lumino-cinétique” Parigi 1969, come mio assistente a “Campo Urbano Como” 1969, “Catchword Potash Mine” a Bad Salzdetfurth in Germania 1971) contribuendo in tal modo ad un lavoro di controinformazione mediante strumenti estetico-psicologici. Ma gli indirizzi di Zaffaroni vertono maggiormente sul proseguo della ricerca metodologica dei rapporti cromo-dinamici, di notevole interesse, per la verifica di quei fenomeni in cui l’accostamento e l’intersecazione di elementi cromatici fluorescenti, determinano valori dinamici sempre diversificati. Questo nuovo modo di abbinare i rapporti cromatici predeterminati, è la premessa positiva da cui si svilupperanno le successive esperienze e scoperte artistiche di Dario Zaffaroni.


Dadamaino  per la Personale di Dario Zaffaroni, “Arte Struktura”, Milano - 1976)

Caro Dario, quando alcuni anni fa presentai una tua mostra, analizzai precisamente il tuo iter artistico, ora vorrei focalizzare esclusivamente gli sviluppi.
Ad un certo punto della tua attività artistica hai razionalizzato il lavoro scegliendo un preciso campo d’intervento: l’interazione cromatica del fluorescente. Hai trovato un modulo, semicilindrico, una semplice striscia di carta modellata e hai impostato l’analisi sviscerando tutti gli accostamenti possibili e verificandone le risultanze. Un’indagine certamente approfondita su un problema specifico, quindi, ponendoti dei limiti, una serietà metodologica. Queste opere, a volte estremamente piacevoli, altre addirittura scostanti per il contrasto cromatico che ne scaturiva, non volevano formulare il “bel quadro”, ma dimostrare le molteplici possibilità dell’interazione cromatica su forme fisse diventandone cromo-cinetiche. Nelle strutture costruttive dei tuoi lavori non ti sei lasciato andare al fare per il fare, ma hai impostato la tua ricerca sui fluorescenti al fine di far prevalere la sensibilità che è insita nella tua natura senza scardinare il metodo, perché questo presiede sempre le tue scelte. Razionalità e sensibilità quindi: un connubio positivo che libera maggiormente la tua creatività direzionandola verso nuove aperture artistiche.
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